Aprire un bar

Aprire un bar è spesso un’idea gettonata per l’apertura di una nuova attività. Questo perchè è riconosciuta come uno degli esercizi per cui i costi di investimento, per quanto notevoli, rientrano mediamente in un periodo che difficilmente supera i tre anni.

Aprire un bar significa sicuramente intraprendere un’attività che, in paragone a molte altre, offre migliori garanzie di incasso e in tempi anche abbastanza rapidi.

Occorre ovviamente saper fare il proprio lavoro. Non ci si improvvisa baristi esattamente come accade per molte altre professioni. Occorre quindi una preparazione di fondo, supportata da una buona esperienza.

Il suggerimento quindi è quello di lavorare in un esercizio di questo tipo per almeno due o tre anni prima di pensare ad aprirne uno proprio, in modo da conoscere almeno sommariamente il lavoro che si andrà ad intraprendere.

La concorrenza in questo campo, come in molti altri, si fa spietata con l’aumentare del numero di persone che aprono un esercizio di questo tipo, e sarà quindi molto importante, prima di partire con l’esercizio vero e proprio, l’aver compreso come differenziare la propria offerta da quella dei locali limitrofi e, soprattutto, avere perfettamente chiaro come condurre il lavoro e come rapportarsi alla clientela.

Spesso infatti le persone si legano ad un locale non solo per quello che offre ma soprattutto per come lo fa. Una bella ragazza al banco, o una persona estremamente gentile a contatto con i clienti per le ordinazioni, spesso fanno molto di più che non un cocktail fantastico ma servito da un cafone.

Sarà comunque buona norma intraprendere un piccolo sondaggio preventivo presso la popolazione della zona scelta per capire cosa si potrebbero aspettare da un nuovo locale e anche frequentare i bar già esistenti per carpirne i punti di forza e le debolezze.

La piccola ristorazione (panini, snack, toast e tramezzini) oltre che alla pasticceria classica (brioche e biscotti vari) saranno da definire con attenzione. Ricordiamoci che una buona offerta per la colazione può davvero determinare il successo di queste attività. Se servite brioche pessime o ne servite troppo poche, la gente migrerà sicuramente vero altri locali. Stesso discorso per il modo in cui offrirete i vostri panini o piadine. Evitare di risparmiare sull’imbottitura e sulle materie prime è un buon modo per fidelizzare la clientela.

All’atto pratico comunque, l’investimento iniziale per questo tipo di attività non è in genere a buon mercato, sia che si tratti di una nuova apertura che di subentro in una già esistente.

Nel caso di nuova attività i costi maggiori (dipendenti a parte, che notoriamente sono la maggior causa di esborso) sono l’arredamento, per il bancone e gli elettrodomestici, le forniture di materie prime e i vari balzelli imposti dai comuni italiani.

Insegna, eventuali tendoni e coperture e il plateatico ad esempio hanno spesso costi astronomici su cui bisogna fare attente considerazioni di merito.

In caso di subentro ad una gestione preesistente invece, i costi più elevati sono ovviamente quelli riferiti al passaggio di quote o di rilevamento dell’attività.

Come detto in apertura tuttavia, quella del bar è una delle attività per cui, a patto di realizzare un locale che lavora come da previsioni, si rientra più velocemente sull’investimento iniziale. Difficilmente il tempo di recupero super infatti i tre anni, periodo classico di avviamento per molte attività.

Gli adempimenti di legge e gli obblighi legali sono sempre parecchi nonostante alcune facilitazioni introdotte di recente dal legislatore nazionale, e variano a seconda del comune e della regione.

E’ fondamentale quindi, a scanso di equivoci, presentare preventivamente una richiesta ufficiale di tutta la documentazione da produrre in modo da non trovarsi sgradite sorprese in corso d’opera, dato che spesso un’inadempienza anche leggera viene pesantemente sanzionata.